Le case da te

Evoluzione della sala e della casa da te

Il concetto di casa da tè pubblica nasce in epoca Tang, esse erano però riservate ai ceti sociali più elevati e colti. Ma, anche grazie al genio di Lu Yu, nasce l’idea di una casa da tè semplice, composta da legni poveri, bambù non laccato e paglia che potesse ispirare il vuoto della mente e la meditazione che una tazza di tè doveva richiamare.
Come vedremo, i Giapponesi fecero loro questo concetto molto più tardi sviluppandolo in una arte sopraffina ed in una religione, il Teismo.
Solo a partire dalla dinastia Qing le sale da tè diventano di dominio pubblico ed aperte a tutti ma, dai toni semplici e frugali di Lu Yu si passa alle lacche sgargianti, ai giardini ricchi di acque ed alle luminose e coloratissime lanterne. Le case da tè erano luoghi di divertimento dove suonavano orchestre e si esibivano danzatrici, buffoni e cortigiane offrivano svariati servizi oltre al tè.

La cosa importante da sottolineare è che nasce il concetto di luogo pubblico dove andare a socializzare, a bere, a parlare di affari, a risolvere questioni commerciali o familiari, ricevere visite formali ed informali e tutto ciò davanti ad una tazza di tè preparato a regola d’arte.
Ed è così che si sviluppa il Gong Fu Cha, prima di un’arte, un rito conviviale, il modo migliore per servire il tè agli ospiti.

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Il gong fu cha non vuole essere una religione come lo è invece la cerimonia giapponese, ma una serie di movimenti e regole per trasformare il tè in un momento sublime. Nelle sale da tè di epoca Qing si usavano piccole teiere che venivano riempite quasi completamente di foglie di tè e si facevano numerosissime infusioni usando le stesse foglie. Si discuteva e si mangiava davanti alla stessa teiera per ore intere.

Il rito del tè entra anche alla corte Imperiale dove i cuochi inventano una serie di piatti prelibati di semplice degustazione, gli Yum Cha, composti da involtini, ravioli al vapore (i Dim Sum), focaccine, piccoli bocconcini di verdure, carne o pesce da degustare con ottimo tè verde o fresco tè oolong. Hong Kong e tutta la regione del Guandong sono la culla di questa tradizione, che di solito si svolge nei week end al sabato e domenica in grandi ristoranti o sale da tè dove a partire dalle undici del mattino si iniziano a degustare tè e mangiare dim sum; alla fine del pasto sul tavolo si saranno ammucchiati decine e decine di cestini di bambù per la cottura al vapore vuoti!

In Giappone invece la casa da tè o la stanza del tè, che può trovarsi all’interno di una casa tradizionale, la Chashitsu, in accordo con la filosofia Zen deve essere impermanente come le nostre vite.

Al suo arrivo in Giappone il tè diventa subito questione dei monaci buddisti che lo usano per la meditazione e con lo sviluppo dello Zen diventa protagonista di un rito che porta alla ricerca della via per tutta la vita di un maestro.

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Successivamente con l’arrivo del tè in foglie in epoca Ming, si sviluppa la produzione del sencha e dei tè in foglie cresciuti in pieno sole (a differenza delle foglie destinate a diventare matcha) che vengono serviti usando teiere di terracotta o ceramica in un rito semplice e per molti versi simile al gong fu cha cinese, e che veniva usato nelle sale da tè pubbliche.
Non è di pubblico dominio invece la cerimonia dal Cha no yu che si svolge nella chashitsu.

L’architettura della casa da tè è semplice e povera ma si usano materiali ricercati che si dispongono secondo i canoni dei grandi maestri ed architetti (può costare quindi molto più di una casa intera).
Non c’è arredamento tranne che per il piccolo altare dove è presenta una composizione floreale per il tè, la Chabana, l’Ikebana per il tè, o delle scritture sacre o poesie vengono appese, il Kakemono.

Ovviamente il pavimento è composto di tatami (una casa da tè tradizionale parte dai due tatami, ma spesso non supera i quattro o sei tatami) ossia l’unita di misura delle case giapponesi, delle stuoie in paglia pressata e rifinite con nastri di stoffa.
L’arredamento è dato dai riflessi della luce che penetrano nella casa attraverso le sottili pareti di carta di riso. Sui tatami gli ospiti dovrebbero “scivolare” in modo sottile evitando di camminare in modo pesante e rimanere in silenzio durante tutta la cerimonia.

Anche il giardino è importante e rappresenta il preambolo alla casa. Il giardino è spesso composto da sole pietre e ghiaia sistemate in modo da ricordare una figura animale o vegetale, è composto in modo da poterlo osservare dalla casa da tè.

Nonostante ogni giardino sia unico e diverso dagli altri in base alla disposizione o alle piante usate, ci sono degli elementi fondamentali riscontrabili in tutti i giardini:

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Le piante: ogni pianta rappresenta un simbolo della filosofia Zen, poche piante da fiore vengono usate in quanto si considera distraggano l’occhio e la mente dell’ospite. Pini, abeti, cedri, salici e aceri vengono usati in abbondanza perché ricordano un paesaggio montano.

Catino in pietra per l’acqua: lo tsukubai viene posto all’ingresso della casa. Tradizionalmente gli ospiti usavano l’acqua corrente del catino per sciacquarsi mani e bocca, come si fa per purificarsi prima di entrare in un tempio Shinto, ma ora viene usato solo simbolicamente e meno spesso per la pulizia. Rimane comunque parte fondamentale del giardino.

Lanterna di pietra: l’ishi-doro è una lanterna in pietra che venne introdotta in Giappone dalla Cina tramite la Corea attraverso i monaci buddisti, successivamente usata anche nei templi Shinto. Una lanterna grande viene posta prima della casa e altre piccole lanterne vengono poste lungo il percorso che porta alla casa da tè.

Panchina: la koshikake machiai, è la panchina dove gli ospiti aspettano di entrare. Spesso è coperta da una tettoia di legno, gli ospiti arrivano con almeno mezz’ora di anticipo e rimangono seduti sulla panchina ad ammirare il giardino ed a preparare lo spirito per la cerimonia.

Il sentiero: il roji (letteralmente la terra coperta di rugiada) è un sentiero di pietre che collega la panchina alla casa da tè. E’ composto da pietre di varia grandezza e spesso ciuffetti di erba o piante spuntano da esse in modo naturale. Percorrere il roji è il primo passo meditativo della cerimonia, camminando è necessario spogliarsi del superfluo e del quotidiano entrando quindi in una atmosfera mistica e meditativa.

La data dell’arrivo del tè in Russia è controversa, alcuni sostengono che l’Imperatore cinese spedì in dono allo Zar del tè nel 1618, mentre altri dicono che il tè venne donato allo Zar Michele III nel 1638 da un principe mongolo attraverso l’Ambasciatore Vassiliji Starkov. In ogni caso il tè ci mise un pò a diffondersi nella terra della Vodka. Ma era una valida alternativa all’alcol ed alla conseguente piaga sociale e riscaldava durante i freddi inverni russi. Il tè inizia ad arrivare con le vie carovaniere e grazie a Pietro il Grande, che lo amava particolarmente il tè raggiunse anche la Scandinavia, la corte Viennese e gli stati dell’Asia centrale.
A San Pietroburgo nascono le prime case da tè alla russa, che servivano tè nero molto forte e concentrato, servito con il samovar ed addolcito da zucchero in zollette che veniva fatto sciogliere in bocca e marmellate di agrumi.

Il tè veniva servito in bicchierini di vetro colorato ed i ceti più benestanti usavano anche dei porta bicchierini in bronzo decorati. Servono per non scottarsi mentre si beve il tè caldissimo dal bicchierino e sono usati tutt’oggi, sono i podstakanniki. Il tè viene servito con focaccine simili a pancakes dolci o salate, i bilinis, con aggiunta di marmellate, panna, panna acida e caviale, aringhe o patate bollite farcite con panna e caviale o dolci tipici della tradizione russa come le torte di latte composte da moltissimi sottili strati di pasta simili a crepes e farciti con crema di latte o panna.

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In Gran Bretagna abbiamo già visto che le sale da tè diventano un caso nazionale a partire dalla prima sala da tè fondata da Twining, ma dal Settecento diventano popolari anche i Garden tea ossia delle case da tè all’aperto in mezzo a splendidi giardini dove si ballava, ci si intratteneva con concerti e spettacoli mentre si degustava del tè.
Nasce anche il cestino da tea garden, una sorta di cestino da pic nic con tutto il necessario per un tea time romantico fra i fiori.

Il primo tè della giornata degli Inglesi è l’Early Morning tea seguito dal Breakfast tea che si degusta con la classica colazione all’inglese. Seguono il Five o’clock tea o Afternoon tea che spesso si consuma ala casa da tè o nelle sale da tè dei grandi alberghi. Ufficialmente inizia alle 15:00 e termina verso le 17:30. Viene accompagnato da scones con clotted cream e marmellata di fragole, Victoria sponge cake, una torta alta e soffice farcita da panna e fragole, plum cakes e sendwiches salati fra i quali non possono mancare quelli al cetriolo o al salmone.

Si beve un Laspang o un Earl Grey, ma sono spesso usati anche i Keemun e i Darjeeling. Le dame usano i tea gowns, ossia abiti informali leggeri e comodi che nascono durante il periodo Vittoriano per permettere alle signore di godere del rito del tè senza sentirsi scomode fasciate negli stretti bustini dell’epoca.

I High tea spesso identificano una cena leggera anticipata verso le 18:00, ma la differenza fra low e high tea non ha nulla a che vedere con la classe sociale.
Un low tea di consuma seduti accanto a tavolini bassi su poltroncine o divani in modo informale mentre un high tea si consuma seduti al tavolo alto e quindi seduti su sedie per una situazione più formale.
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