DALLE SELLE DEI CAMMELLI AI SIFONI DEI SANTONI, L’ANTICO VIAGGIO DEI PU’ER

Immaginate una piccola città nella regione cinese dello Yunnan, immaginate il centro cittadino brulicante di mercanti, compratori e venditori e cammelli carichi di un carico molto prezioso….panetti di tè. In tempi antichi la cittadina di Pu’er era una base commerciale dalla quale partivano le carovane dirette nell’odierno Tibet.

Il tè riservato al commercio estero era compresso in pani dalle innumerevoli forme, dai nidi (detti tuo cha) alle mattonelle. Erano comodi da impilare e da trasportare.

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Durante il lungo viaggio che li avrebbe portati fino alle pendici dell’Himalaya, i tè subivano una naturale fermentazione microbica che dava loro una nota molto particolare. I toni aspri del tè crudo lasciavano spazio ai toni dolci e caldi del tè maturo.
Forse è nato per errore ma il tè Pu’er (dall’omonima cittadina) è diventato un a bevanda di culto. I suoi toni di cantina, di muffa e di sottobosco sono dati come a
cquisiti dagli estimatori che ne apprezzano anche le proprietà digestive e benefiche sull’intero organismo.
Dalla tosse, al colesterolo alto, dall’influenza alla cattiva digestione, questo tè in Cina è considerato una vera e propria medicina ed io lo considero una vera e propria delizia.
Ah… ma come lo bevevano il tè in Tibet?
Il tè veniva mescolato assieme a del burro di yak e poi agitato all’interno di speciali sifoni di bambù. I sifoni erano ornati da anelli di metallo, argento o di oro nelle famiglie più benestanti e spesso erano parte fondamentale del corredo nuziale.

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