IL MUSEO DELLE CERAMICHE DEL KYUSHU

Tre sono i grandi centri di produzione delle ceramiche a Kyushu, Karatsu (famoso soprattutto per il raku), Arita ed Imari (che producono finissime porcellane).
Il Kyushu è un’isola vulcanica ricca di cave adatte all’estrazione di argilla per la produzione di ceramiche e porcellane e con pochissimi spazi da destinare all’agricoltura.
Per questo fin da tempi remoti gli abitanti dell’isola hanno improntato il commercio di Kyushu sulla produzione di ceramiche pregiate, dapprima copiando i modelli coreani (con i più grandi maestri coreani “rapiti” e costretti a produrre pezzi rarissimi come schiavi in Giappone) e più tardi creando un proprio personalissimo stile senza tempo, infatti molti dei pezzi che vedrete hanno molti secoli ma sembrano uscire da uno studio di design moderno (ah la meravigliosa estetica nipponica!).

Il museo è suddiviso in varie stanze espositive, si comincia con la collezione dei coniugi Shibata che nel corso degli anni sono riusciti a collezionare ben 100 mila pezzi pregiati, attualmente nella sala ne sono esposti mille che cambiano ogni anno. L’esposizione parte dai pezzi più antichi e da una prima idea di come si siano sviluppate le ceramiche di Arita. Lo spessore della ceramica diminuisce, cambiano gli stili ed i colori.
Una teca speciale raggruppa tutte le ceramiche che come tema hanno i fiori (di sakura, ume, iris, ortensia, camelie….) e gli animali (drago, coniglio, airone, gru, tigre e fenice).

La grande sala che ospita i pezzi più antichi vi illustrerà la storia delle ceramiche dell’isola, la stanza successiva espone antichi pezzi di Arita, Imari e Karatsu e si finisce con una sala dedicata alle ceramiche contemporanee create dai più grandi artisti giapponesi viventi.

Un’ultima sala ospita una stanza del tè detta “setsu-sen-an”, una magnifica ricostruzione di un antico progetto.
Passo almeno mezz’ora in adorazione della cha-bana quando curioso il direttore del museo si avvicina e mi chiede come mai me ne sto lì ad osservare la stanza da tanto tempo.
Gli spiego che sono una tea taster, che amo il cha no yu e l’arte delle ceramiche. Lui sconvolto corre nella biblioteca del museo che raccoglie antichissimi e unici testi e fotocopia il testo con il progetto della stanza da tè che stavo ammirando. Mi regala le fotocopie scusandosi mille volte di non potermi donare il testo originale (ha quasi 300 anni!, ci credo) e mi ringrazia del tempo passato a chiacchierare con lui.
A volte la gentilezza dei giapponesi è veramente disarmante.

Ho passato l’intera mattinata al museo ed oltre ad un anziano turista inglese ero l’unica visitatrice, cosa magnifica che mi dato la possibilità di godermi tutti quei tesori senza essere disturbata.
Se siete fan delle ceramiche vi consiglio anche il museo del raku di Kyoto ed il museo delle ceramiche orientali di Osaka.
Alla prossima!