La storia del Te

 

Il più antico termine attribuito al tè è il carattere “tu” (sentito dagli Olandesi al porto di Amoy e subito introdotto in gran parte d’Europa), molto simile al carattere “cha” se non per una piccola variazione grafica.
L’antico termine “tu” risale al VI secolo e identificava un’erba amara ed in generale il sapore amaro vegetale di molte verdure cinesi.

Nell’epoca Han nasce il carattere “cha” che entra però nel dizionario comune solamente con Lu Yu verso la seconda metà del VIII secolo. Altri termini importanti sono “jia”, letteralmente pianta per infuso e “chuan” che identifica le foglie della seconda e terza raccolta.

cha
 
 
Shennong

Secondo un’antica leggenda circa cinque mila anni fa regnava nell’Impero Celeste il mitico Shen Nong, considerato il padre dell’agricoltura e delle tecniche erboristiche.
Shen Nong aveva emanato un editto secondo il quale l’acqua andava fatta bollire prima di berla, per motivi igienici. Un giorno d’estate l’Imperatore era in viaggio in una remota zona del suo immenso dominio, probabilmente l’odierna regione dello Yunnan e del Guangxi, e come sempre i suoi servitori misero a bollire l’acqua nel tripode prima di servirla.
Il vento si levò e fece cadere una piccola foglia di Camellia sinensis nel calderone, l’acqua diventò dorata e profumata, Shen Nong assaggiò l’infuso e ne fu piacevolmente sorpreso. Nacque così il tè.

Quasi sicuramente la leggenda in questione è fasulla, perché le foglie fresche di tè in infusione danno un liquore sgradevole al gusto, troppo amaro e tanninico, ma quello che sappiamo per certo è che all’epoca del mitico Imperatore (probabilmente mai esistito, potrebbe trattarsi di una fusione di diversi Imperatori miticizzati) esistono dei testi che confermano l’uso di preparare il tè e non solo, le popolazioni cinesi dell’epoca erano consapevoli del suo potere antiossidante e depurativo. Secondo questi antichi scritti Shen Nong assaggiava tutte le erbe selvatiche che incontrava, e se si rendeva conto della tossicità di un vegetale appena ingerito, costui per disintossicarsi assumeva del tè verde in grandi quantità per depurarsi, per poi poter ricominciare la sua ricerca botanica “in vivo”.

La testimonianza scritta più antica ritrovata appare in una lettera cinese del 917 a.C. scritta da un anziano capo militare a suo nipote per chiedergli che gli fosse inviato del tè per rinvigorire il suo corpo stanco.

 
 

I Buddhisti invece venerano Bodidharma, il padre del Buddhismo Cinese, come “inventore” del tè. Bodidharma dopo sette anni di meditazione, si assopisce e per la rabbia si strappa le palpebre lanciandole a terra, nel luogo dove caddero le ciglia secondo la tradizione nacque la prima piantina di tè. Questa leggenda come molte altre è legata al potere nervino del tè che contiene caffeina esattamente come l’altra bevanda eccitante per il sistema nervoso centrale, il caffè.

Il tè divenne quindi la bevanda dei monaci Buddhisti e dei monaci Zen in Giappone che la veneravano proprio per la sua capacità di mantenere lucida la mente durante le ore di meditazione. Attraverso i monasteri il tè arriva fino alla corte dell’Imperatore del Sol Levante e entra a far parte della raffinata arte delle cerimoniere e delle geishe che ancora oggi devono sostenere un esame da cerimoniere in cui vengono valutati i movimenti più delicati e femminili oltre alla perfetta infusione delle verdi foglie.

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Le fasi storiche

 

E’ possibile dividere la storia del tè principalmente in diverse fasi storiche, la prima delle quali è l’epoca della dinastia Tang (618-906 d.C) durante la quale l’uso di bere il tè si sviluppa molto in diverse regioni della Cina, ma era un modo di bere il tè decisamente diverso da quello dei nostri giorni, il tè infatti faceva parte di un minestrone che conteneva anche aglio, cipolla, zenzero, fiori, giuggiole e altra frutta o verdura di stagione.

Questa tradizione è sopravvissuta nel modo di preparare il tè delle popolazioni tibetane che fanno bollire per ore questo decotto a base di tè e dal quale ottengono uno sciroppo utilizzato come medicina per i freddi mesi invernali.

Risale a questo periodo l’opera più importante per gli amanti di questa millenaria bevanda, Il Canone del Tè, lo “Cha Jing”, del monaco Lu Yu.
Questo Canone è il primo testo e più importante che si occupi della coltivazione, della raccolta, della preparazione, lavorazione e degustazione di questa bevanda. Lu Yu non parla in modo solenne o liturgico, racconta che il tè lo può bere chiunque e dovunque: sono necessari alcuni attrezzi ed arnesi ma l’importante è saper accettare ciò che la natura ci offre.
Non cerca la perfezione nel decoro della tazza o nell’abito ricercato, perché la perfezione si ritrova negli elementi che compongono la natura, quegli elementi cioè , che si offrono a noi e che ritroviamo in perfetto equilibrio all’interno di una ciotola di dorato elisir, il tè.

 
 
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Lu Yu ci da indicazioni sulle varietà migliori di piante da utilizzare, su come prepararle e sul colore e gusto dell’infuso, egli dice: “Se è amaro in bocca e dolce quando scende nella gola, è detto cha”.
Nel periodo di Lu Yu le foglie del tè appena raccolte venivano cotte a vapore e premute all’interno di stampi dalle forme più svariate, poi asciugate al sole per divenire dei panetti rigidi. Al momento dell’utilizzo si “grattava” un pezzetto di panetto che veniva abbrustolito sul fuoco per ammorbidirlo e successivamente macinato con un piccolo attrezzo per ottenere un polvere di tè da far bollire nell’acqua del tripode. In questa fase il tè è quindi un decotto.
Lu Yu aveva un incredibile talento di degustatore, sapeva ben giudicare il grado di purezza dell’acqua da utilizzare per il suo cha. Sapeva riconoscere l’acqua attinta dalle correnti centrali di un fiume da quella attinta vicino alla riva e degustava sempre l’acqua prima di utilizzarla.

 
 

In un periodo successivo durante le dinastie dei Song settentrionali e meridionali, il tè diventa cultura e l’amore dei sudditi dell’Imperatore Celeste per il tè in questo periodo non conosce limiti. Imperatori, poeti, monaci ed artisti dedicano al tè Trattati, Poesie e Canoni, il tè viene così elevato a bevanda di corte, bevanda degli intellettuali e dei Taoisti.

In questo periodo il nuovo modo di bere il tè crea nuovi attrezzi e nuove regole degustative, viene bandito il sale e le altre aggiunte vegetali, mentre le foglie appena raccolte e cotte venivano macinate in macine di granito per ridurle in polvere finissima ed impalpabile per creare una polvere di giada da miscelare con acqua direttamente all’interno della tazza usando uno strumento particolare, un frullino di bambù composto da moltissime piccole setole che creavano una schiuma verdissima.

Il tè diventa quindi una bevanda con una polvere finissima in sospensione. L’Imperatore Huizong dei Song Settentrionali (960-1127) scrive una delle opere letterarie sul tè più particolari, il “Daguan Chalun”.

In epoca Song il tè veniva anche usato come merce di scambio per l’acquisto di cavalli mongoli, ed è così che anche i Mongoli in cambio del pregiato infuso (che comunque poi bevevano in modo assai discutibile, con latte di cavalla) rinunciano a migliaia dei loro migliori cavalli, la loro più grande ricchezza.
Ma la famiglia imperiale diventava sempre più estranea alla vita reale dei sudditi, rinchiusa nei palazzi a bere tè, discutere con filosofi e studiosi, mangiare cibi raffinati cingendosi di danzatrici.

Nelle epoche successive le incursioni Mongole distruggono la cultura del tè, queste antiche tecniche si perdono e sopravvivono solo in Giappone grazie al rito del “Cha no yu”, la cerimonia rituale del tè.

Il predicatore Budhista Eisai, venerato come padre del tè in terra nipponica, portò in patria piantine di tè di ritorno dai suoi studi in Cina.
Decise di creare delle piantagioni in determinate zone nei pressi del fiume Uji, vicino a Kyoto, dove ancora oggi ci sono le migliori piantagioni di tè del Giappone che producono il famoso Gyokuro, l’Imperatore dell’ombra, ed il pregiatissimo Matcha, ossia la famosa polvere di giada che si usava in epoca Song e che ancora oggi si beve durante la cerimonia del tè.

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Infine durante la dinastia Ming (1368-1644) un Imperatore decise di bandire i tè pressati in panetti e forme varie, di lasciarli al commercio per l’estero (soprattutto per la zona del Tibet) e di promuovere l’uso del tè in foglie. Nasce quindi il tè come lo conosciamo noi, da infondere in acqua calda che va versata direttamente sulle foglie presenti nella teiera. E nascono sempre in questo periodo le prime teiere, le più pregiate sono quelle prodotte con l’argilla di Yi Xing ed utilizzate da tutti i maestri del tè.

Le terrecotte di Yi Xing sono molto porose ed assorbono i sapori ed i profumi del tè, accentuandone gli aromi intensi, ed è per questo che è importante utilizzare una teiera per ogni tipologia di tè. Durante una ulteriore migrazione verso il Giappone, arriva quindi anche l’uso di bere il tè in foglie e nasce così quello che ora è il sencha, in tutte le sue varianti.

Il primo a parlare di questa bevanda in Europa fu Gian Battista Ramusio (1485-1557), ambasciatore della Repubblica di San Marco e segretario del Consiglio dei Dieci, si occupava dei contatti fra i commercianti Arabi ed Orientali e la Repubblica di Venezia. Ramusio viene a conoscenza dei racconti di un commerciante arabo, un certo Haji Mohamed, che racconta di questa magica bevanda molto amata dai Cinesi e venerata come una medicina e panacea di tutti i mali.

I primi a commerciare il tè in Occidente furono Olandesi e Portoghesi, gli Inglesi arrivano tardi, solo a metà del Seicento ma ne sfruttano al massimo le possibilità grazie alla Compagnia delle Indie che monopolizza il commercio del tè e dell’oppio, ed espande il potere coloniale della Monarchia.

 
 

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Il tè provoca guerre e si intreccia nella storia moderna, basti pensare al Boston Tea Party che scatenò la Rivoluzione Americana quando nel 1773 sedici coloni americani vestiti da indiani Mohawk attaccarono tre navi della Compagnia delle Indie nel porto di Boston, gettando a mare cinque tonnellate di tè.
Questa rivolta venne scatenata dalla tassa che veniva applicata al tè e che era altissima (112% sul valore) e che dopo molti decenni era stata abolita in Gran Bretagna ma non nella colonie Americane, per questo i coloni preferivano comprare il tè di contrabbando dai mercanti Olandesi che soggiornavano nella odierna New York.
In risposta al Boston Tea Party gli Inglesi mandano a Boston le loro navi da guerra e i coloni in risposta dichiarano l’Indipendenza degli Stati Uniti d’America.

Nel frattempo in Cina la dinastia Qing aveva abolito la vecchia tassa cinese sul tè considerando il tè un bene di primaria importanza.
Anche il modo di produrre tè si evolve passando dai giardini imperiali alle aziende organizzate. Il tè appena raccolto veniva subito spedito in azienda dove gli operai lo lavoravano e processavano. Da qui il tè arriva al grande porto di Canton e veniva caricato sulle nave europee ed americane per raggiungere nuovi mondi.

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Dopo la Rivoluzione gli Americani iniziarono a costruire i Clippers. Erano vascelli veloci ispirati alle navi corsare. Nel 1850 il primo Clipper americano giunse a Londra con un carico di tè che aveva impiegato solo 97 giorni per la traversata da Hong Kong.

Ogni anno si disputava la corsa del tè, una gara di velocità fra Clippers dalla Cina all’Inghilterra. Il primo carico che arrivava faceva il prezzo e godeva di un premio di dieci scellini a tonnellata mentre il capitano vittorioso riceveva 100 sterline. Con l’apertura del canale di Suez e l’avvento delle navi a vapore inizia il lento declino dei Clippers.

 
 

Primo a servire il tè in Europa in un esercizio pubblico fu Thomas Garraway nella sua coffee house a Londra nel 1657, ma il tè inizia ad essere popolare in Gran Bretagna grazie a Caterina di Breganza che nel 1662 va in sposa a Carlo II.
Lei era una principessa portoghese che conosceva bene il tè e Carlo era cresciuto in Olanda e quindi anche lui grande amante della bevanda. A causa della loro passione comune per il tè decisero di introdurlo ufficialmente a corte.

Il tè non diventa popolare fino al secolo successivo però, nel 1717 Sir Thomas Twining aprì la prima Tea House accanto alla Coffee House che già possedeva.
Fu un successo per una serie di motivi fra cui la possibilità per le donne di comperare il tè per se, innovazione per l’epoca perché alle donne non era permesso comperare le foglie senza l’accompagnamento di un uomo della famiglia o di un servitore uomo.
Twining decise anche di creare miscele di tè diversi e di aprire una seconda casa da tè “The Golden Lyon”, chiudendo definitivamente la sua vecchia coffee house.

Ma il tè è parte fondamentale anche della cultura di paesi come la Turchia, l’Iran, l’India, Ceylon e la Russia, basti pensare a tutti i romanzi di Dostojevski o Tolstoj e Gogol dove non mancano mai i famosi samovar davanti ai quali i protagonisti passano intere nottate a discutere ed a scaldarsi nei lunghi inverni Russi.

Il samovar, un bollitore di ottone o argento composto da una caldaia con rubinetto, un tempo alimentata da braci ma oggi elettrica, e da un piccolo piedistallo dove viene posta la teiera con un tè nero molto forte e concentrato, ha ancora oggi un ruolo fondamentale nella giornata dei Russi, dagli uffici, ai treni, ai salotti, tutti utilizzano il samovar per prendere il tè nero accompagnato da blinis ossia focaccine servite con caviale e panna acida o marmellata e aringhe o formaggio.
I russi amano molto i sapori affumicati ed agrumati, difatti molte delle più famose miscele russe sono composte da tè nero cinese affumicato Lapsang, tè Keemun, Assam, con qualche aggiunta di Gunpowder o oolong cinese e spesso aromatizzati da agrumi e fiori di arancio. Spesso si aggiunge una fetta di limone (tradizione che venne portata in Russia dalla Cina attraverso le via carovaniere) o una cucchiaiata di marmellata di arance o limoni.

 
 

Infine come non pensare ai famosi tè delle Cinque tanto popolari in Gran Bretagna, dove il tea time fra il XVII ed il XVIII secolo fa più scalpore della Rivoluzione Industriale.
La Gran Bretagna istituzionalizza il rito del tè, un rito per ogni momento della giornata dalla colazione alla cena, gli inglesi hanno una miscela preferita per ogni ora della giornata da abbinare a menù diversi.

Il rito dell’Afternoon tea nasce grazie alla duchessa di Bedfort, Anna Maria Stanhope (1783-1857) che iniziò ad invitare ufficialmente amici e personaggi importanti ai suoi tè delle cinque dove si bevevano i migliori tè indiani e cinesi abbinandoli a sendwiches salati e dolci nati apposta per l’occasione. In seguito la regina Vittoria, che andava letteralmente pazza per il tè, decise di istituzionalizzare il rito dell’Afternoon tea a Buckingham Palace nel 1865.

Si modificano le porcellane, gli argenti e la moda femminile crea degli abiti comodi e leggeri da usare apposta per il rito del tè. Il tè diventa il protagonista della tavola dei poveri e della middle e working class che lo utilizza per cenare con pane e formaggio, questa bevanda passa dalle tavole della regina alle tavole della gente comune; grazie allo zucchero delle colonie il tè diventava un modo per cenare con qualcosa di caldo che dava energia e caffeina per affrontare i turni di lavoro.

Insomma il tè, questa bizzarra bevanda prodotta da piccole foglie di una camelia e scoperta quasi per caso, è riuscita a conquistare il Mondo diventando la gemma di moltissime culture Orientali ed Occidentali, da Kyoto a Londra, passando per Bombay.

 
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