Il te in Occidente

La Cultura Russa del tè

 

Chi non si è imbattuto in un romanzo di Chekov, Gorki o Toltstoj dove il samovar non era il protagonista di una scena di pathos familiare?
In Russia il tè è un rito ed una normalità, parte della vita quotidiana di moltissime persone. I samovar dove l’acqua ribolle e canta sono presenti ovunque dagli uffici ai vagoni dei treni a lunga percorrenza.

Il samovar è imprescindibile dalla tradizione russa ed il suo delicato canto diventa un sommesso brontolio mentre sale la temperatura dell’acqua. Questo magico oggetto è composto da una parte inferiore che contiene l’acqua e che è un bollitore che mantiene sempre a temperatura l’acqua. Un tempo alimentato da braci che riscaldavano un condotto d’aria all’interno del bollitore, oggi prevalentemente elettrico.
Sopra il bollitore c’è un incavo che serve per posare la piccola teiera che rimane sempre calda e che contiene un tè nero molto concentrato. I russi versano due dita di tè nero nel bicchiere e poi lo allungano con acqua calda prelevandola dal rubinetto del bollitore. Poi bevono il tè facendo sciogliere una zolletta di zucchero che stringono fra i denti perché come diceva Puskin l’estasi è bere tè nero con una zolletta di zucchero fra le labbra.

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I russi sono bevitori incalliti di tè e fin dal XIX secolo quando il tè iniziò a diffondersi in tutte le regioni dell’Impero Russo per dire resto o mancia si utilizzava il termine “za chaj” ossia “per il tè” e da sempre amano il tè con aggiunta di agrumi, fette di limone o anche marmellata di arance o ciliegie, questa tradizione ha origini antichissime e risale ad una abitudine cinese di epoca Tang, periodo in cui il tè si beveva con varie aggiunte di frutta o verdura e spezie.
Attraverso le vie carovaniere che portarono il tè e le porcellane in Russia dalla Cina, arrivò anche l’abitudine di varie aggiunte che i Russi subito adottarono con entusiasmo. I russi scoprono il tè nel Seicento e grazie a Pietro il Grande le preziose foglie arrivano in Scandinavia e nell’Impero Ausburgico.

Le sale da tè comparvero per la prima volta in Russia nel XVIII secolo, con il trasferimento della capitale da Mosca a San Pietroburgo nel 1712, molti vecchi ritrovi cittadini si trasformarono in esclusive sale da tè seguendo l’eco che il tè aveva riscontrato presso la corte degli Zar. Il tè veniva servito col samovar dentro tazze di porcellana o bicchieri di cristallo con Champagne Francese e degustazioni di caviale e cibi salati.
I russi amano bere il tè in bicchierini di vetro o cristallo che spesso hanno un manico che fa anche da fondo per il bicchiere e che è riccamente intarsiato in filigrana di oro o argento. In alternativa si usano anche le tazze di porcellana bianche e blu, le Lomonosov, nome della storica fabbrica di porcellane degli Zar.

 
 

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La Fabbrica Imperiale di Porcellane di San Pietroburgo o Lomonosov è ancora in funzione dal giorno della sua storica fondazione nel 1744 e fu fortemente voluta dalla Imperatrice Elisabetta Petrovna di Russia. All’inizio produceva principalmente porcellane e manufatti destinati alla famiglia Romanov i quali erano semplici e senza decori particolari.

I primi esperti ad arrivare a Pietroburgo per portare la conoscenza della manifattura della porcellana furono i Sassoni, ma successivamente la moda della porcellana di Sévres arrivò anche alla Lomonosov portando con sé la moda delle fini decorazioni floreali che venivano impreziositi con l’oro proveniente dalle monete d’oro della tesoreria Imperiale.

Ma fu con Caterina La Grande che la porcellana Russa si sviluppò e nel 1756 venne ribattezzata MIP Manifattura Imperiale di Porcellane. La MIP doveva produrre solo ed esclusivamente porcellane di altissima qualità e portare grossi profitti e quindi maestri decoratori vennero fatti arrivare da Berlino e dalla Francia.

 
 

Iniziò così a svilupparsi la moda delle decorazioni in stile classicista e neoclassico con miti e soggetti ellenistici e romani. Nel 1806 entrò in vigore una legge che proibiva l’importazione di porcellane straniere in Russia e la MIP divise la sua produzione in due grandi settori, la produzione di oggetti costosissimi e dedicati solo alla famiglia Imperiale e la produzione per la nobiltà russa.
I regni di Nicola I e Nicola II furono interessanti per la creatività della fabbrica, con Nicola I la fabbrica iniziò a lavorare caolino proveniente da Sévres e fonda il Museo dalla Manifattura e la Biblioteca delle Ceramiche e fa sviluppare la tecnica di smaltatura sangue blu, tipica tecnica danese.

All’inizio del XX secolo la MIP era ormai una delle maggiori fabbriche europee di porcellane ed il suo segreto era nella qualità dell’impasto di argilla che veniva tenuto a macerare per dieci anni nei sotterranei della fabbrica.

Con l’esplosione dell’Art Noveau la fabbrica diede il meglio con disegni e colorazioni uniche, vasi dalle forme particolari, disegni stilizzati e bizzarri. Allo scoppio della prima guerra mondiale però la MIP stava già cadendo in declino e dopo la Rivoluzione d’Ottobre la fabbrica venne ribattezzata Fabbrica di Porcellana di Stato.

 
 

Il Rito Inglese del tè ed il Cream Tea

 

Il primo “cream tea” nasce nella città di Tavistock, nel Devon durante la prima metà dell’undicesimo secolo. Dopo la distruzione dell’Abbazia Benedettina da parte dei Vichinghi nel 997, circa un secolo dopo i frati decisero di restaurare il complesso nutrendo i lavoratori volontari con pane, clotted cream (una crema densa simile al mascarpone) e marmellata di fragole.
Il pane si trasforma poi in focaccina e nasce quindi lo scone che servito con crema e fragole diventa motivo di pellegrinaggio nel Devon. Successivamente queste deliziose focaccine diventeranno obbligatorie ad ogni tea party Inglese.

Il tè arriva in Inghilterra verso la seconda metà del Seicento, Portoghesi ed Olandesi furono i primi a commercializzare il tè in Europa, ma gli Inglesi pur arrivando per ultimi ne sfruttarono al massimo le potenzialità grazie alla Compagnia delle Indie, fondata nel 1600 dalla regina Elisabetta I. Nel Seicento il tè era però una bevanda carissima e riservata alle classi più nobili ed alla famiglia reale.

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La preparazione del tè spettava solo alla padrona di casa e non alla servitù, il tè custodito in preziose giare di porcellana o terracotta assieme a servizi di porcellana Bone China veniva sistemato sotto chiave nelle lady’s private closets, delle piccole stanze confinanti con la stanza personale della Signora. Quando gli ospiti arrivavano la padrona di casa si faceva portare dalle cameriere l’acqua bollente e preparava da sola il prezioso infuso.

Nel 1662 il re Carlo II sposa la Principessa Caterina di Breganza, che come parte della sua ricca dote porta anche delle casse di rarissimo tè cinese dei monti WuYi. Caterina era portoghese e quindi abituata a bere il tè così come il suo sposo Carlo cresciuto in Olanda.

Al loro matrimonio viene servito per la prima volta il tè per moltissime persone e quindi da rito privato nelle lady’s closet il tè acquista un importantissimo ruolo sociale.

L’afternoon tea come lo conosciamo ora, il rito del tè con sendwiches e dolci che si svolge fra le 15:30 e le 18:00 nasce nel 1840 circa grazie alla duchessa Anna, settima duchessa di Bedford, che chiese al suo cuoco di prepararle dei dolci da abbinare la suo tè delle cinque per smorzare i morsi della fame che precedevano la frugale cena dell’epoca. Anna rimane deliziata dall’idea di invitare i suoi amici a prendere un tè con scones e dolci per poter socializzare davanti ad una tazza di infuso esotico che parlava di terre magiche e lontane.

 
 
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Ma quali erano le abitudini alimentari degli Inglesi all’epoca e perché il tea time si svolge proprio intorno alle ore 16:00?
Le classi sociali più elevate consumavano il pasto principale fra le undici e mezzogiorno, pasto composto da moltissime portate che spesso si protraeva per due o tre ore. Successivamente gli uomini si spostavano nella gentlemen’s room o rimanevano nella sala da pranzo a fumare e bere alcolici, mentre le signore si ritiravano a ricamare, chiacchierare e prendere il tè in giardino e nelle loro stanze private.
La cena spesso non veniva servita o era un pasto molto leggero e frugale, per questo motivo il rito dell’afternoon tea durante il quale uomini e donne della casa si ritrovavano per bere il tè e mangiare piccoli dolci diventò così popolare.

 
 

Con il tempo l’afternoon tea delle 16:00 diventa un rito domenicale mentre durante la settimana si preferisce un High tea, ossia una specie di cena leggera anticipata, durante la quale oltre ai sendwiches ed ai dolci, vengono serviti anche piatti caldi.
La differenza fra High tea e Low tea, non ha nulla a che vedere con le classi sociali, bensì con il fatto di prendere il tè seduti ai tavoli alti alla sera (high tea) per un tè formale oppure seduti nelle stanze private su poltroncine usando tavoli bassi (low tea) per un tè più informale.
A questo punto il tè diventa un ottimo pretesto per organizzare feste e anche la classe Borghese che si sta arricchendo velocemente inizia a frequentare le tea room e a prenotare tea party per centinaia di persone.
Nascono così i garden tea (giardini dove oltre al tè si ascoltava musica, si facevano piccole gite in barca e si danzava), i tennis tea, i croquet tea, i pic nic tea…

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Anche la Regina Vittoria era una grandissima amante del tè difatti istituzionalizzò l’afternoon tea a Buckingham Palace. Il suo Primo ministro, William Gladstone, nel 1865 scrive: “Relaxing, refreshing, stimulating or warming, there is little to compare with the comfort and delights of a steaming tea pot”.

Verso la metà del Seicento il tè acquista molta popolarità anche in Francia grazie a Madame de Sévigné la quale introduce l’abitudine di aggiungere una goccia di latte nel tè nero.

La prima sala da tè di Londra venne fondata da Thomas Twining nel 1717 sulla Strand, accanto alla sua coffee house. Il successo della sua prima sala da tè era dovuto a vari fattori fra i quali la possibilità di bere e comperare il tè assaggiato, possibilità che egli per primo diede anche alle donne. Difatti all’epoca alle signore non accompagnate non era concesso comperare del tè.
Twining lavorò molto sulla ricerca delle miscele adatte e sulle aromatizzazioni e nel 1734 decise di chiudere la coffee house ed aprire una seconda sala da tè, la Golden Lyon.

 
 

Il viaggio del tè

 

Da dove arrivava il tè che finiva nelle tazze di Regine ed operai?
Il tè bevuto dalla classe operaia era tè di seconda scelta di solito proveniente dalle piantagioni coloniali dell’India e di Ceylon, ma prima della fondazione di queste il tè era ancora una bevanda per pochi ed arrivava dalle lussureggianti piantagioni cinesi dopo un lunghissimo viaggio fino a Londra.

Il tè veniva coltivato principalmente nella regione cinese del Fujien, presso i famosi monti Wu Yi. Il tè verso la metà del Seicento aveva già portato prosperità a tutta la regione. Una parte del tè veniva spedito in Russia attraverso le vie carovaniere mentre una seconda parte prendeva la via del mare e grazie alle nevi della Compagnia delle Indie arrivava in Europa.

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I viaggi per mare erano pericolosi ed il commercio del tè talmente importante che nel villaggio di Shing, sui monti Wu Yi maestosi templi venivano dedicati a Man Tsu, il dio del Mare protettore di navigatori (nonostante Shing fosse un villaggio di montagna!).

Gli Inglesi avevano basi coloniali e commerciali in tutta l’Asia ma la Cina era ancora rimasta chiusa ed inaccessibile fino a quando nel 1685, l’imperatore Qing, K’Ang Hsi decise di aprire tutti i porti del suo impero agli stranieri. La decisione venne revocata dopo pochi anni e l’unico porto aperto rimase quello di Canton.

A Canton gli stranieri abitavano nelle Factories, delle Ambasciate Straniere, dove rimanevano per sei mesi all’anno per comperare sete, tè e porcellane e per vendere oppio, anche se illegalmente. I Cinesi non erano interessati alle merci Occidentali ed in cambio di sete e tè pretendevano solo argento, per questo motivo gli Inglesi cercano di rubare le preziose piantine di Camellia Sinensis grazie al lavoro del botanico-agente segreto Robert Fortune che assieme ad una spia cinese riesce a prelevare delle piantine e dopo tre anni di pellegrinaggi attraversare il confine ed arrivare in India, territorio britannico con le preziose piante. Nascono così le piantagioni del Darjeeling.

 
 
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Quali erano i tè bevuti dagli Inglesi fino all’inizio del Novecento?
Fra i tè neri si importavano le seguenti varietà:

“Bohea”, un tè nero che poteva presentarsi in pezzature Pekoe, Imperial o Bloom Imperial.
Il termine Bohea appare per la prima volta nel 1692, la gente di Xiamen chiamava il tè nero Bohea, termine che viene poi applicato anche ai tè rossi di Wu Yi.
“Congou”, storpiatura del termine cinese Gong fu, identifica un tè nero lavorato a metodo ortodosso tradizionale, poteva essere Pekoe o miscelato al Bohea.
Fra i tè verdi si utilizzava il Hyson, una pezzatura standard di tè verde leggermente arrotolato che poteva avere diverse gradazioni, dal Finest, al Bloom Green, all’Imperial, il meno pregiato.

 
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