Uno sheng pu’er per l’autunno

In questo caldo, umido e bizzarro autunno mi è venuta voglia di pu’er, e di solito io preferisco gli sheng pu’er. Questa bing cha di sheng pu’er (ricordo che i pu’er sheng sono ancora in fase di maturazione e partono da materiale vegetale verde non ossidato, per rinfrescarvi la memoria su tutti i termini e nomenclature dei pu’er leggete questo vecchio articolo), proviene da Yiwu, cittadina dello Yunnan dalla quale partivano le antiche carovane delle via del Tè e dei Cavalli. A Yiwu la produzione si divide principalmente in due fasi, di solito gestite da due famiglie diverse, la prima riguarda la raccolta e la lavorazione grezza delle foglie, la seconda fase invece la lavorazione di “fino” e la pressatura in torta.

Prodotta nel 2009, sta ora iniziando a diventare davvero buona, sarò curiosa di assaggiarne un pezzetto fra un paio d’anni. I sentori principali delle foglie secche (bellissime e grandi foglie di alberi di Assamica) sono ancora molto freschi e vegetali, balsamici, ricordano la resina degli abeti, l’eucalipto, la corteccia ancora verde e bagnata. In bocca è morbido e dolce, senza astringenza nonostante la poca maturazione, liscio e vellutato ma a fine sorso dona qualche colpo di coda selvaggio, che ricorda i profumi della foresta, dopo una pioggia autunnale. Il corpo centrale è dolce e giovane, vivace ma senza spigolature, ricorda il sesamo bianco con la sua cremosità.

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Questa bing cha di sheng pu’er la trovate in negozio, anche in piccoli porzioni, fino ad esaurimento scorte.

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