La Via Siberiana del tè

Il Tè in Russia è protagonista di una ricca e variegata cultura tradizionale sin dal 1638, anno in cui il primo carico di tè arrivò nell’Impero Russo. Durante la seconda parte del Seicento la Russia comperava tè dalla Cina in cambio di pellicce, ma il commercio vero e proprio non iniziò prima del 1689 con il trattato di Nerchinsk, che trattava la definizione dei confini fra Russia e Cina. Da allora la Siberia divenne definitivamente Russa e vennero create le basi di un florido commercio del tè, proprio attraverso la Via del tè Siberiana.  La costruzione della Via Siberiana (Sibirsky Trakt) ebbe inizio subito dopo il trattato, ma non venne completata prima di due secoli. Detta anche la Grande Strada o la Via Siberiana  del tè, partiva da Mosca e attraversava le principali città dell’Impero, Murom, Kozmodemyansk, Kazan, Perm, Kungur, Tyumen, Tara,… fino ad arrivare al lago Baikal e poi incrociare la Grande Muraglia e la città di Kyakhta dove le carovana di cammelli erano in attesa. Oltre a tè in mattonelle (utili come moneta e facili da trasportare), i cammelli trasportavano anche sete e rabarbaro secco.

Fra gli anni che seguono fino al trattato di Kyakhta nel 1727 (cittadina sul confine Russo- Mongolo da dove partivano le carovane), il traffico carovaniero aumentò moltissimo ma essendo un viaggio lungo e pericoloso quello che il tè doveva affrontare, il tè era ancora un prodotto destinato alle classi più abbienti ed alla nobiltà. Già nel 1706 Pietro il Grande aveva proibito ai mercanti Russi di comperare tè direttamente in Cina senza passare attraverso gli intermediari, mentre Caterina La Grande, amando molto la bevanda, ne incrementò esponenzialmente il commercio e questo rese possibile per la prima volta alla classe media e alle classi meno abbienti di poterne usufruire.

La strada per Kyakhta rimase in uso fino alla fine dell’Ottocento, ma il suo declino iniziò con la costruzione della Ferrovia Transiberiana nel 1880. La Russia comunque importava ormai meno tè dalla Cina, verso la metà dell’Ottocento si rivolgeva alla Crimea, alla Georgia e soprattutto alla borsa di Londra dove comperava tè Indiani. L’ultima carovana ufficialmente percorse la Via Siberiana del tè nel 1925.

Il tè diventa parte integrante della borghesia mercantile Russa a metà Ottocento e nelle commedie di Alexander Ostrovsky è spesso presente, Pushkin ad esempio era un grandissimo amante del tè e della gastronomia russa che a questa cultura dedica poesie e citazioni.

Il tè era una tale ossessione per i Russi, che come molti altri popoli, cercò di creare delle proprie piantagioni, ma il clima freddo rese difficile l’operazione. La prima pianata di tè arrivò in Russia  nel 1814 e precisamente nei Giardini Botanici di Nikitsk, e la prima piantagione sperimentale venne inaugurata nel 1885. Durante le due Guerre Mondiali le varie piantagioni vennero ampliate ed ora (a parte Crimea e Georgia) rimane ancora la piantagione industriale di Sochi, che è la piantagione più a Nord del Mondo.

Ci sono poi molti modi di dire e giochi di parole che utilizzano il tè, come ad esempio l’idioma arcaico “tè e zucchero” che identifica qualcosa di assolutamente indispensabile, oppure “del tè?” usato spesso dai pre-rivoluzionari. “Frullare il tè” significa bere il tè di corsa, andare di fretta, mentre un gioco di parole tipico della Russia pre rivoluzionaria era: “cosa rimane dopo il tè?”, “la resurrezione dei morti”.

Insomma il tè è parte integrante della vita e della storia dei Russi, in ogni angolo della Federazione.

Per conoscere meglio la cultura Russa del tè vi consiglio questo articolo, che parla dell’arrivo del tè in Russia, e questo, che vi spiega l’arte russa del tè.

 

1 Commento

  • dicembre 11, 2014

    narui

    gran bell’articolo